ARTE DIGITALE
HOFA GALLERY Dove l’arte incontra il futuro
Dalla prima galleria ad accettare criptovalute alle mostre dedicate all’intelligenza artificiale, dai Digital Art Awards alle collaborazioni con Phillips, HOFA Gallery è diventata uno dei principali laboratori internazionali dell’arte contemporanea. Un ecosistema globale in cui creatività, tecnologia, innovazione e ricerca ridefiniscono continuamente i confini dell’espressione artistica.
Donatella Zucca
Fondata nel 2012, la HOFA Gallery rappresenta oggi uno dei punti di riferimento internazionali per l’arte contemporanea e i new media. Con sedi a Londra Mayfair, Los Angeles e Mykonos, la galleria promuove artisti emergenti, affermati e di fama mondiale provenienti da ogni continente: dalla Cina agli Stati Uniti, dalla Francia all’Italia, dalla Corea all’Australia, dall’Argentina all’Africa e ad altri territori meno rappresentati sulla scena globale. Le opere selezionate da HOFA trovano spazio nelle collezioni di musei, istituzioni pubbliche, gallerie e importanti collezionisti privati. Sotto la guida del cofondatore e CEO Elio D’Anna e della cofondatrice e curatrice Simonida Pavicevic, la galleria ha ottenuto riconoscimenti da testate autorevoli come Forbes, Time, The Art Newspaper e Financial Times, consolidando il proprio ruolo tra le realtà più innovative del panorama artistico contemporaneo. Sempre attenta ai cambiamenti del settore, nel 2018 HOFA è stata la prima galleria al mondo ad accettare pagamenti in criptovaluta per l’acquisto delle opere. Da quel momento ha ampliato ulteriormente il proprio raggio d’azione, includendo installazioni di arte pubblica, mostre immersive, progetti di new media e un numero crescente di artisti che lavorano con l’intelligenza artificiale generativa. Parallelamente, si è sviluppato un forte interesse per il rapporto tra uomo, macchina e natura, tema che attraversa molte delle iniziative promosse dalla galleria.
Boundless Forms: l’arte oltre ogni confine
Circa due anni dopo questa svolta, HOFA avvia una celebrazione della diversità artistica senza limiti, riunendo artisti internazionali accomunati da tecniche, linguaggi e prospettive culturali differenti. Nasce così uno spazio aperto in cui pittura, scultura, installazione, media digitali e sperimentazione convivono e dialogano tra loro. L’attenzione si concentra sulla forma come elemento in continua trasformazione, modellato dal contesto, dall’identità e dall’innovazione. Opere profondamente diverse tra loro costruiscono un racconto corale che supera geografie, culture e convenzioni artistiche. Questa visione trova espressione nella mostra collettiva “Boundless Forms”, organizzata nel 2026 presso la sede londinese della galleria. L’esposizione mette in evidenza come i tradizionali confini dell’arte stiano progressivamente dissolvendosi nella scena contemporanea. Attraverso pittura, scultura e media digitali, gli artisti coinvolti mostrano come i linguaggi creativi possano oggi intrecciarsi liberamente, dando vita a nuove forme espressive. La mostra si inserisce in un percorso iniziato alcuni anni prima, quando HOFA aveva già collaborato con la casa d’aste Phillips per una pionieristica esposizione di arte digitale, caratterizzata da opere realizzate mediante bracci robotici telecinetici e sistemi di intelligenza artificiale.
SPACES e la rivoluzione dell’arte digitale
La Frieze London 2024, tra gli appuntamenti più influenti dell’arte contemporanea a livello mondiale, è stata per HOFA l’occasione per presentare SPACES, una nuova mostra realizzata in collaborazione con Phillips. Il progetto era dedicato all’evoluzione del rapporto tra tecnologia digitale e pratica artistica contemporanea. Tra i protagonisti figuravano artisti di fama internazionale come Sougwen Chung, Refik Anadol e Krista Kim, presenti insieme alle loro opere. Particolarmente significativa è stata Spectral di Sougwen Chung, artista e ricercatrice sino-canadese che da anni esplora la collaborazione tra esseri umani e sistemi robotici. Nell’opera, il braccio robotico D.O.U.G._6, collegato alle onde cerebrali dell’artista, traduce impulsi mentali in movimenti pittorici eseguiti su una superficie trasparente. Un lavoro che mette in discussione i confini tra intenzione umana e azione tecnologica. Di grande interesse anche “Winds of Yawanawa #888” di Refik Anadol, parte di una serie che trasforma dati meteorologici raccolti nel villaggio amazzonico della comunità Yawanawa in mille dipinti digitali NFT unici. Un progetto che fonde memoria ancestrale, dati ambientali e creatività algoritmica. Durante SPACES si sono inoltre confrontati artisti, studiosi e professionisti del settore, tra cui Sougwen Chung, il pittore Joseph Klibansky, la poetessa e artista multidisciplinare Ana Maria Caballero, il designer Ross Lovegrove e Miety Heiden, vicepresidente di Phillips, moderati da Elio D’Anna.Nel dialogo con Sougwen Chung è emerso il lungo percorso di ricerca che l’artista conduce da oltre dieci anni sulla collaborazione uomo-macchina. Un’indagine che coinvolge il corpo umano, l’evoluzione del gesto, la costruzione delle tecnologie e le loro implicazioni per pittura, coreografia e programmazione. Come ha affermato la stessa artista, si tratta di «un viaggio meraviglioso alla scoperta dell’altro e del rapporto con la tecnologia».Altrettanto stimolante è stato il confronto sull’evoluzione dell’arte digitale e degli NFT con la scrittrice e curatrice Anika Meier, cofondatrice di EXPANDED.ART. La sua riflessione si concentra sulla necessità di raccontare la storia dell’arte digitale oltre l’hype mediatico che ha caratterizzato fenomeni come Beeple, CryptoPunks o Bored Apes, valorizzando invece il lavoro dei pionieri e delle nuove avanguardie.

Elio D’Anna ed Erick Calderon (Snowfro) – Industry Award Winner al Digital Art Awards, Phillips Hong Kong 2026 (Courtesy of HOFA and Digital Art Awards)
Digital Art Awards e i nuovi protagonisti della creatività
Dalla collaborazione tra HOFA Gallery, PhillipsX – la divisione digitale di Phillips – e Hivemind Capital sono nati i Digital Art Awards, giunti alla loro prima edizione londinese nel 2025.La seconda edizione, tenutasi nel marzo 2026 con il supporto di Lightyear, società del gruppo Hivemind Digital, ha ulteriormente consolidato il prestigio dell’iniziativa. Le opere vincitrici sono state esposte presso la sede asiatica di Phillips, nel distretto culturale di West Kowloon a Hong Kong, durante la Hong Kong Art Basel Week 2026. L’elevato livello della competizione ha attirato oltre duecento candidature provenienti da più di cinquanta Paesi, portando alla selezione di trentadue protagonisti dell’arte digitale e generativa. Tra i premiati delle prime due edizioni figurano personalità di primo piano come Erick Calderon (Snowfro), fondatore di Art Blocks, e Botto, il celebre sistema creativo autonomo che utilizza algoritmi avanzati per analizzare milioni di immagini e produrre opere originali.

Digital Art Awards al Phillips London 2025. Courtesy of HOFA and Digital Art Awards. Photokasia.com
Sarah Meyohas: tra arte, economia e tecnologia
Tra gli artisti che più hanno colpito Elio D’Anna emerge Sarah Meyohas, nata a New York nel 1991 e cresciuta nell’Upper Manhattan. Artista, inventrice, economista e tecnologa, Meyohas sviluppa una ricerca che indaga i meccanismi della produzione di valore, la natura dello scambio e le forme del sublime contemporaneo. Attraverso fotografia, cinema, olografia, blockchain e intelligenza artificiale, esplora le connessioni tra natura, cultura, tecnologia e umanità.Le sue opere, pur realizzate con strumenti estremamente avanzati, recuperano temi classici della storia dell’arte: il corpo femminile, il paesaggio, l’astrazione e il colore. Immagini generate attraverso processi che combinano pratiche analogiche e digitali, dando vita a un linguaggio visivo capace di riflettere le tensioni e le contraddizioni del presente. Tra i suoi progetti più noti vi è Bitchcoin, una criptovaluta garantita da opere d’arte fisiche, concepita come riflessione critica sul rapporto tra valore economico e valore culturale. La sua ricerca dimostra come le tecnologie più avanzate possano essere utilizzate non solo come strumenti creativi, ma anche come mezzi per interrogare i sistemi economici, sociali e culturali che governano il nostro tempo. In questo senso, Sarah Meyohas incarna perfettamente la visione di HOFA Gallery: un’arte capace di esplorare territori ancora inesplorati, dove innovazione, pensiero critico e sperimentazione convivono in un dialogo costante con il futuro.

Studio di Sarah Meyohas (Courtesy of the Artist)
Sarah Meyohas, l’artista che trasforma dati e finanza in arte
Dalla criptovaluta Bitchcoin a Cloud of Petals, Sarah Meyohas esplora il rapporto tra arte, tecnologia, economia e intelligenza artificiale, ridefinendo il concetto stesso di valore nell’era digitale.
Nel 2015, a soli 23 anni, Sarah Meyohas consegue il Master of Fine Arts presso la Yale University. Nello stesso periodo inizia ad attirare l’attenzione del mondo dell’arte grazie a Bitchcoin, una criptovaluta ispirata al Bitcoin e garantita da 25 pollici quadrati di una qualsiasi delle sue stampe fotografiche. Il valore della moneta cresce o diminuisce in relazione alla quotazione delle sue opere, trasformando l’arte stessa in una riserva di valore e in uno strumento di riflessione sui meccanismi economici contemporanei. Nel 2017 entra nella prestigiosa classifica Forbes 30 Under 30: Art & Style. Al suo percorso artistico si affiancano una laurea in Finanza e Relazioni Internazionali presso l’Università della Pennsylvania e il MFA conseguito a Yale. Nello stesso anno realizza opere come Peach Petal Speculation, utilizzando telecamere nascoste e specchi bidirezionali per fotografare petali di rosa disposti in un ciclo potenzialmente infinito. Il lavoro diventa una metafora delle dinamiche speculative del mercato dell’arte e dei processi attraverso cui il valore di un oggetto viene costruito, riconosciuto e mantenuto nel tempo. Nel 2020 la sua installazione immersiva Dawn Chorus viene presentata al New Museum di New York e successivamente, nel 2022, al Rockefeller Center. Nel 2023 il suo film in 16 mm Cloud of Petals, insieme a un certificato originale di Bitchcoin, entra nelle collezioni del Centre Pompidou di Parigi, confermando il crescente riconoscimento istituzionale del suo lavoro. Nella sua prima mostra personale presso la 303 Gallery di New York, Meyohas porta alle estreme conseguenze il dialogo tra arte e finanza: acquista azioni alla Borsa di New York e ne traduce in tempo reale le oscillazioni di valore in disegni eseguiti con pastelli a olio su tele bianche distribuite nello spazio espositivo. Ogni opera, pur essendo unica, entra a far parte di un sistema di registrazione finanziaria che rende visibile la relazione tra movimento fisico, proprietà e valore economico.

Sarah Meyohas, immagine della premiazione Digital Art Awards, Phillips Hong Kong, 2026 (Courtesy of HOFA and Digital Art Awards)
Cloud of Petals: l’algoritmo e la mano umana. A soli 35 anni, Sarah Meyohas ha già esposto in istituzioni di rilievo internazionale come il Museum of Fine Arts di St. Petersburg in Florida, l’Institute of Contemporary Arts e il Barbican Centre di Londra, il Warehouse di Dallas, il New Museum of Contemporary Art di New York, il Jameel Arts Centre di Dubai e il Ming Contemporary Art Museum di Shanghai. Il suo film Cloud of Petals è stato presentato in importanti festival cinematografici internazionali, tra cui lo Slamdance Film Festival e il Locarno Film Festival. Il suo lavoro è stato raccontato da autorevoli testate come The New York Times, The Wall Street Journal, Financial Times, Artforum, W Magazine e Whitewall, oltre che da emittenti come CNBC, PBS e CBC. È stata inoltre invitata come relatrice a tavole rotonde organizzate dal Centre Pompidou di Parigi, da Art Basel in Svizzera, dal New Museum di New York e dal Festival Internazionale del Film di Locarno. Realizzato nel 2017, Cloud of Petals rappresenta una delle più significative sperimentazioni artistiche che combinano installazione fisica, performance, realtà virtuale e intelligenza artificiale. Presentato negli spazi del Red Bull Arts New York, il progetto costituisce il culmine di una ricerca archivistica e sperimentale durata un anno. L’opera nasce negli ex Bell Labs, storico centro di ricerca che ha visto la nascita di alcune delle più importanti innovazioni tecnologiche del Novecento. Qui sedici operatori fotografano uno a uno oltre 100.000 petali di rosa, creando un archivio di dati utilizzato per addestrare un algoritmo capace di generare nuovi petali virtuali all’infinito. Il progetto evidenzia un aspetto centrale della ricerca di Meyohas: il ruolo imprescindibile dell’intervento umano nella costruzione della tecnologia. I petali non possono infatti digitalizzarsi autonomamente. Mani reali aprono i fiori, selezionano i petali, li posizionano sotto l’obiettivo fotografico, scattano le immagini e le caricano nel sistema. Nell’agosto del 2016 oltre 10.000 rose vengono collocate nell’atrio dei Bell Works e gli operatori ne selezionano accuratamente i petali più significativi, dando vita all’immenso archivio che alimenta il progetto. Con la serie di disegni a pastello Millionfold, Sarah Meyohas prosegue la sua esplorazione dei temi della percezione e dell’ottica attraverso un utilizzo delle nuove tecnologie che non esclude mai il contributo umano. Per realizzare queste opere sviluppa un plotter personalizzato nel quale inserisce complessi set di dati matematici derivati dalle proprie fotografie. Il risultato è una serie di lavori costruiti attraverso fino a un milione di vettori e oltre 130 tonalità di pastello per ogni singola opera, in una sintesi originale tra innovazione tecnologica, intervento manuale e suggestioni che richiamano la tradizione dell’Impressionismo francese.

Elio D’Anna Co-fondatore di Hofa Gallery e creatore dei Digital Art Awards – Courtesy by Elio D’Anna
Elio D’Anna: «L’intelligenza artificiale amplia le possibilità dell’uomo»
Dai Digital Art Awards a Sarah Meyohas, il fondatore di HOFA Gallery riflette sull’evoluzione dell’arte digitale, sui nuovi linguaggi creativi e sul dialogo tra tecnologia, immaginazione e cultura contemporanea.
L’intelligenza artificiale, le reti neurali e i sistemi generativi stanno ridefinendo il rapporto tra creatività, conoscenza e tecnologia. In questo scenario emergono artisti che utilizzano algoritmi, dati e processi computazionali non come semplici strumenti tecnici, ma come nuovi linguaggi espressivi. Dalla crescita dell’arte digitale ai Digital Art Awards, fino alla figura emblematica di Sarah Meyohas, Elio D’Anna riflette su come l’innovazione stia trasformando la cultura visiva contemporanea e sul ruolo che l’arte può svolgere nell’interpretare una realtà sempre più complessa e interconnessa.
Qualche anno fa l’architetto Fabio Mazzeo mi parlò della nascita di una sorta di nuovo Umanesimo, generato dalla ricerca di nuovi modelli di riferimento in una società caratterizzata da cambiamenti sempre più rapidi. Anche lei ritiene che stiamo entrando in una nuova stagione umanistica?
“Negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione culturale profonda. Credo che il paragone con un nuovo Umanesimo sia estremamente pertinente, perché oggi la tecnologia non viene più percepita soltanto come uno strumento tecnico o industriale, ma come un’estensione della sensibilità umana, della creatività e persino della nostra capacità di comprendere il mondo”.
La seconda edizione dei Digital Art Awards conferma la crescita di una nuova generazione di talenti internazionali?
“Anche la seconda edizione dei Digital Art Awards ha confermato una crescita straordinaria di giovani talenti provenienti da tutto il mondo. Abbiamo ricevuto più di 200 candidature da oltre 40 Paesi e abbiamo osservato una maturazione importante della scena digitale contemporanea. Sempre più artisti stanno sviluppando pratiche sofisticate che uniscono ricerca tecnica e profondità concettuale. Durante il Rinascimento, l’uomo era visto come misura dell’universo, al centro di una ricerca che univa arte, scienza, filosofia e innovazione. Oggi stiamo vivendo qualcosa di sorprendentemente simile. L’intelligenza artificiale, le reti neurali, la computazione avanzata e le tecnologie immersive non stanno sostituendo l’uomo: stanno amplificando le sue possibilità espressive e cognitive”.
Nella presentazione dei Digital Art Awards si parla di artisti che stanno ridefinendo la cultura visiva contemporanea attraverso la tecnologia. A quale nuova cultura visiva si fa riferimento?
“In questo senso, l’arte digitale rappresenta uno dei linguaggi più importanti del nostro tempo, perché riesce a mettere in dialogo estetica, matematica, dati, natura e percezione umana”.
Tra gli artisti premiati emerge una rinnovata attenzione verso l’essere umano, il gesto e la manualità?
“Quando parliamo dei Digital Art Awards, parliamo proprio di artisti che ridefiniscono la cultura visiva attraverso la tecnologia. Non si tratta semplicemente di utilizzare software o AI, ma di esplorare nuovi modi di vedere e interpretare la realtà. Molti degli artisti premiati utilizzano algoritmi, simulazioni, machine learning o sistemi generativi non come fini, ma come strumenti poetici. La tecnologia diventa quindi un medium, esattamente come in passato lo erano il marmo, l’olio su tela o la fotografia”.
Sarah Meyohas è una delle figure più interessanti della scena contemporanea. Quali aspetti del suo lavoro ritiene più significativi?
“Lei rappresenta perfettamente questa visione. Il suo lavoro riesce a unire rigore concettuale, sensibilità estetica e ricerca scientifica. Opere come i suoi celebri petali o i progetti Millionfold dimostrano come sia possibile utilizzare sistemi digitali, archivi di dati e processi algoritmici per creare qualcosa di profondamente organico, emotivo e umano. Nel suo caso, il rapporto con la natura è centrale. Non c’è mai una contrapposizione tra naturale e artificiale, ma piuttosto un dialogo continuo tra biologia, informazione, memoria e bellezza. È proprio questa sintesi che rende il suo lavoro emblematico di una nuova forma di Umanesimo contemporaneo. Sarah possiede inoltre un background estremamente raro e multidisciplinare. La sua formazione, tra Wharton e Yale, riflette una generazione di artisti che non separa più rigidamente arte, economia, filosofia, tecnologia e imprenditorialità. Personalmente credo che definirla soltanto artista o imprenditrice sarebbe riduttivo. È una pensatrice contemporanea che utilizza diversi linguaggi per costruire nuove forme di significato. Un aspetto molto interessante è che, nonostante la centralità delle tecnologie avanzate, molti artisti stanno tornando a concentrarsi sull’essere umano, sul gesto, sulla manualità e sulla materia. Vediamo spesso opere che nascono da processi digitali ma che mantengono una forte componente tattile, fisica o emotiva. Questo dimostra che il futuro dell’arte non sarà freddamente tecnologico, ma profondamente ibrido”.
Qual è la sua visione del futuro dell’arte?
“Credo che nei prossimi anni assisteremo a una convergenza sempre più forte tra arte, intelligenza artificiale, scienza e architettura. Le opere non saranno soltanto oggetti da osservare, ma esperienze immersive, ambienti intelligenti e sistemi dinamici capaci di evolvere nel tempo e interagire con il pubblico. Allo stesso tempo, crescerà il bisogno d’autenticità, identità e connessione umana. Ed è proprio qui che l’arte avrà un ruolo fondamentale: aiutarci a interpretare la complessità tecnologica del presente attraverso emozione, immaginazione e visione culturale. Per questo considero il momento che stiamo vivendo non soltanto una rivoluzione tecnologica, ma una vera rivoluzione culturale”.

Donatella Zucca
Giornalista e scenografa

