INTERVISTA
LUCA BARBARESCHI Talento e curiosità senza freni
Luca Barbareschi dimostra ancora una volta il suo inesauribile talento e la sua versatilità artistica in “November” di David Mamet, una commedia che ridefinisce i confini tra politica, potere e ironia. Con una carriera che spazia dal teatro al cinema, passando per la televisione e la produzione, Barbareschi non si ferma mai di esplorare nuovi orizzonti e sfide.
Un artista poliedrico, un vero vulcano di idee. Regista mai banale, dotato dell’intuizione dei grandi, ha sempre saputo reinventarsi, accettando nuove sfide e ripartendo da zero quando necessario. La sua partecipazione a Ballando con le Stelle ne è un’ulteriore dimostrazione: un uomo di spettacolo capace di mettersi in gioco con coraggio ed entusiasmo, senza paura di esplorare nuovi territori. E oggi è qui con me.
Barbareschi lei è protagonista e produttore di November di David Mamet che debutta al Teatro della Pergola. Cosa l’affascina di questa commedia?
“November è una macchina comica perfetta, una partitura incalzante dove ogni battuta è un colpo ben assestato. Mamet ha scritto questa commedia 27 anni fa, ma sembra scritta oggi: parla di politica, soldi e potere in un modo che anticipa il presente. Io interpreto il presidente Charles Smith, un uomo disposto a tutto pur di essere rieletto, anche a cambiare la festa del Ringraziamento. Il grado di attenzione della politica è ridotto all’1%: viviamo nella post-verità, dove si può dire di voler comprare la Groenlandia e nessuno si sorprende”.

“November è una macchina comica perfetta, una partitura incalzante dove ogni battuta è un colpo ben assestato”, dice Luca Barbareschi
Con Mamet ha un rapporto di lunga data. Com’è nata questa collaborazione?
“Sono quasi 50 anni che lavoriamo insieme. Ho tradotto tutta la sua opera, ho portato in scena i suoi spettacoli quando nessuno lo conosceva in Italia. C’era una volta in sala solo uno spettatore, Mario Scaccia, quando facevamo American Buffalo. Poi Mamet è esploso, e io ho continuato a produrre e interpretare i suoi lavori. Abbiamo fatto anche film insieme, come The Penitent. La sua scrittura è feroce, ironica, senza compromessi. Per me è un maestro”.
Nella regia di November ha affidato il ruolo a Chiara Noschese. Come mai questa scelta?
“Chiara è un’artista straordinaria, una delle poche in Italia capaci di recitare, cantare, dirigere e scrivere. Ha fatto la storia del Sistina, ha firmato regie importanti e lavora con grande precisione. La nostra collaborazione è nata anni fa con Cercando Segnali d’Amore e da lì è stato naturale affidarle la regia di November. Lavorare con lei è un privilegio”.
Guardando la sua carriera, ha spaziato tra teatro, cinema, televisione e produzione. Si sente riconosciuto dal mondo dello spettacolo italiano?
“No, per niente. Ho prodotto centinaia di film, da Mennea a Mia Martini, fino a J’Accuse di Polanski, ma è come se non esistessi per il sistema. Nessuno mi ha mai offerto una direzione artistica, se non avessi comprato un teatro non avrei mai avuto una proposta. In Italia manca il riconoscimento per chi lavora con indipendenza e senza fare parte di certi giochi di potere. Ma io sono irricattabile, ho sempre fatto quello che volevo”.
Ha detto più volte che la cultura oggi è messa all’angolo. Qual è la sua visione?
“Viviamo in un mondo dove il valore non è più nella cultura, ma nel denaro. Se togli Dio e metti al suo posto l’euro o una criptovaluta, il mondo è finito. L’Europa nasce dalla tradizione giudaico-cristiana, che ha generato il Rinascimento, i premi Nobel. Se perdiamo questo, cosa ci resta? Io lascerò ai miei figli non soldi, ma passione ed etica. Ho una biblioteca di 37mila volumi, ed è il mio patrimonio più grande. Mia madre mi diceva: ‘Tu leggi, sarai libero'”.

“Mia madre mi diceva sempre: tu leggi e sarai libero”, dice Luca Barbareschi
La vediamo spesso molto critico verso il sistema teatrale. Quale deve essere, secondo lei, il rapporto con il pubblico?
“Il pubblico è sovrano, è più intelligente di tanti critici e operatori del settore. Viene a teatro senza pregiudizi, pronto a farsi raccontare una storia. Io credo in un teatro realistico, dove il linguaggio è credibile e vicino alla vita vera. La realtà ha superato la farsa: la satira oggi è quasi impossibile, perché il mondo è già più assurdo di qualsiasi testo teatrale. Per questo November funziona così bene: ti fa ridere, ma ti fa anche riflettere”.
Dopo questa esperienza con November, quali sono i tuoi prossimi progetti?
“Continuo a produrre e a cercare storie vere ed emozionanti. Il mio obiettivo è sempre creare prodotti culturali di alto livello, sia per il teatro che per il cinema e la televisione. E poi, naturalmente, continuerò a leggere: l’unica vera libertà è nella conoscenza”.
Parliamo della sua carriera. Come è arrivato a essere una figura così completa, forse unica, nel mondo dello spettacolo?
“Ho iniziato giovanissimo e ho sempre seguito la mia passione per il teatro, il cinema e la televisione. Sono attore, regista, produttore, traduttore, sceneggiatore, conduttore e direttore artistico. Ho fondato la Eliseo Entertainment, un brand che unisce esperienze artistiche diverse, e ho portato avanti una carriera intensa e ininterrotta per quasi 50 anni. Ho sempre cercato di lavorare su progetti di alto profilo, cercando di offrire al pubblico cultura e intrattenimento di qualità”.
Può dire quali sono stati i momenti più significativi della sua carriera?
“Sicuramente la mia attività teatrale, con oltre trenta spettacoli in cui ho spesso ricoperto il doppio ruolo di attore e regista. Ho anche prodotto film importanti, come L’Ufficiale e la Spia di Polanski, che ha vinto il Leone d’Argento a Venezia. In televisione, ho lavorato come conduttore e attore, ma soprattutto come produttore di contenuti di grande valore culturale”.
Quale consiglio darebbe ai giovani che vogliono entrare nel mondo dello spettacolo?
“Studiare, leggere, essere curiosi. Il talento senza cultura non basta. Bisogna sacrificarsi, imparare dai maestri e non avere paura di sbagliare. La libertà nasce dalla conoscenza e dalla passione per quello che si fa”.
“L’unica vera libertà è nella conoscenza”

Giornalista