INTERVISTA
MARCO CASAMONTI “Certi luoghi hanno un valore che va oltre l’architettura”
Il restauro del Teatro Nazionale di Firenze diventa una sfida culturale oltre che progettuale: salvare un luogo simbolo della memoria collettiva e trasformarlo in uno spazio contemporaneo, aperto e vivo. Tradizione artigianale, innovazione tecnologica e visione si intrecciano in un progetto che restituisce identità e futuro alla città.
“Non volevamo fare un museo e abbiamo integrato tecnologia contemporanea in modo invisibile. C’è un grande ledwall scenografico, un sistema acustico che è il primo installato in un teatro storico in Europa, un impianto di illuminazione che può trasformare la platea in un cielo stellato. Entrare oggi nel Teatro Nazionale anche per me significa attraversare tre secoli di storia fiorentina: qui è nata la maschera di Stenterello, si è recitato, si è riso, si è fatto cinema. Poi, per quasi cinquant’anni, il silenzio”.
Parlare con Marco Casamonti in total blu chic – architetto e professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana presso l’Università di Genova – è un po’ aprirsi a un mondo parallelo. Stra dinamico, è lui che con il suo studio, uno staff di 250 persone, ha avuto l’intuizione, ma anche – diciamolo- il coraggio di restaurare il Teatro Nazionale. Un gioiello incastonato tra le stradine del centro storico di Firenze, a dieci metri da piazza Signoria, a 50 dal Duomo. Nel 1988 Casamonti ha fondato lo studio internazionale Archea Associati, oggi attivo con sedi in Europa, Asia e America: per non farsi mancare niente, dal 1997 dirige la rivista internazionale di architettura Area: va da sé che la sua attività unisce ricerca accademica, insegnamento e progetti architettonici di rilievo internazionale.
Architetto Casamonti, ma chi gliel’ha fatto fare?
“Passavo davanti a questo teatro che è rimasto chiuso, dimenticato nel cuore della città. I muri erano coperti di graffiti, i solai compromessi, il tetto pericolante. Un edificio che lentamente cadeva a pezzi. Per un periodo è stato addirittura occupato: in qualche modo ci soffrivo”.
Un povero teatro con un destino che sembrava già segnato.
“Qualcuno diceva che sarebbe diventato una spa nel centro storico. Invece è iniziata una sfida quasi impossibile: salvare un teatro storico e restituirlo teatro alla città”.

PRESSPHOTO Firenze Teatro Nazionale: Marco Casamonti, foto Marco Mori/New Press Photo
Tradotto?
“Quattro anni di lavori, quasi quindici milioni di euro di investimento, cinquanta aziende artigiane toscane coinvolte nel restauro di stucchi, capitelli e dorature. Un lavoro titanico, condotto con grande rispetto per la storia dell’edificio ma con lo sguardo rivolto al futuro. Il risultato però è un teatro straordinario e unico. Una sala all’italiana con platea a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi, dotata di tecnologie avanzate come un grande schermo led scenografico, un impianto acustico Dolby Atmos – il primo installato in Europa in un teatro storico – e un sistema di illuminazione straordinario, che può fare sognare”.
Quando ha visto questo teatro per la prima volta, in che condizioni era?
“Un edificio che stava letteralmente crollando. I solai erano compromessi, il tetto pericolante, le pareti completamente degradate. Era stato occupato e abbandonato per anni. Quando siamo entrati per la prima volta sembrava quasi impossibile pensare di poterlo salvare. Devo essere sincero: è stato un lavoro talmente complesso che a volte mi sono detto che, se avessi saputo prima quanto sarebbe stato difficile, forse non avrei avuto il coraggio di iniziarlo”.
Eppure, ha deciso di farlo.
“Perché certi luoghi hanno un valore che va oltre l’architettura. Questo teatro è un pezzo di storia di Firenze. Qui è nata la tradizione del teatro vernacolare, qui ha debuttato Stenterello, qui per decenni si è fatta cultura popolare. Lasciarlo crollare sarebbe stato un errore enorme per la città”.
Il restauro è stato rigoroso dal punto di vista storico?
“Abbiamo cercato di essere il più fedeli possibile alla struttura originale. I solai e il tetto sono stati completamente smontati e ricostruiti rispettando la geometria storica. Le capriate lignee sono state rifatte con tecniche tradizionali. Abbiamo utilizzato cordoli in mattoni invece del cemento armato e tutto il lavoro sugli stucchi, sulle dorature e sui capitelli è stato realizzato da artigiani toscani con tecniche tradizionali, persino con foglia d’oro battuta a mano. È stato un grande lavoro collettivo di artigianato e competenza”.

PRESSPHOTO Firenze Teatro Nazionale: Marco Casamonti, foto Marco Mori/New Press Photo
Il teatro non ha spazi per scenografie tradizionali.
“Esatto. Nel centro storico non sarebbe stato possibile organizzare i carichi e scarichi delle scenografie teatrali classiche. Per questo abbiamo immaginato un sistema diverso, più contemporaneo. Il grande ledwall scenografico consente di creare ambientazioni visive molto sofisticate e apre il teatro a linguaggi nuovi: cinema, musica, fotografia, arti visive”.
Oltre alla sala teatrale, il progetto include altri spazi.
“Sì, e questo è molto importante per il futuro del teatro. C’è una libreria-caffetteria con una sala jazz dedicata alla musica dal vivo e agli aperitivi culturali. C’è una cucina professionale che permette di organizzare eventi e cene-spettacolo. E sopra il quarto ordine dei palchi abbiamo realizzato una grande sala di 19 metri per 19, senza colonne, con un tetto scorrevole che si apre sui monumenti di Firenze. È uno spazio straordinario che può ospitare eventi, incontri, prove, spettacoli o conferenze”.
Il che rende possibile immaginare un teatro diverso da quelli tradizionali.
“Esattamente. Non deve essere solo un teatro che apre la sera. Sarebbe limitante. Io immagino un luogo che vive tutto il giorno, dalla mattina alla notte, con attività diverse per pubblici diversi.
La mattina potrebbe essere dedicata alla conoscenza e alla divulgazione culturale. Firenze è una città visitata da milioni di persone e molti cercano non solo monumenti, ma contenuti. Il teatro potrebbe diventare uno spazio dove si racconta la storia della città, la sua arte, la sua cultura. Un luogo dove ascoltare studiosi, storici, scrittori. Non un luogo commerciale, ma un luogo di approfondimento culturale.
Un luogo anche per scoprire la Firenze meno conosciuta.
“Esattamente. Vorrei che diventasse uno spazio dove si racconta la Firenze nascosta, quella fatta di storie, tradizioni e pensiero. Un luogo dove chi arriva in città può davvero comprendere la ricchezza culturale che lo circonda. Il pomeriggio potrebbe lavorare molto per la città. Potrebbe diventare un hub culturale aperto agli artisti: musicisti, attori, scrittori, fotografi. Un luogo dove si fanno prove, incontri, letture, presentazioni. Ma anche uno spazio dove invitare personalità che passano da Firenze: artisti, intellettuali, sportivi, scienziati. Potrebbe esserci un giorno uno scrittore internazionale, il giorno dopo un fotografo, o magari qualcuno che racconta un’esperienza straordinaria nel mondo dello sport o della cultura”.

PRESSPHOTO Firenze Teatro Nazionale: Marco Casamonti, foto Marco Mori/New Press Photo
Anche figure provenienti da ambiti molto diversi.
“Certo. La cultura nasce dall’incontro tra mondi diversi. Non solo teatro o musica. Si potrebbero immaginare incontri con protagonisti dello sport, dell’economia, della scienza, della cultura contemporanea. Firenze è una città internazionale e questo teatro potrebbe diventare un punto di incontro per queste esperienze”.
E la sera il teatro torna naturalmente allo spettacolo.
“Sì, ma con una formula molto aperta. Spettacoli teatrali, concerti, festival fotografici, cinema, eventi visivi. Il grande schermo led permette di creare scenografie digitali molto potenti. Inoltre, la presenza della cucina professionale consente di organizzare serate speciali: spettacoli accompagnati da cene, eventi culturali conviviali. L’obiettivo non è fare semplicemente spettacoli, ma creare un luogo di pensiero e conviviale”.
Un teatro quasi rinascimentale.
“Sì, nel senso più bello del termine. Nel Rinascimento le arti non erano separate: musica, filosofia, pittura, scienza dialogano continuamente. Questo luogo potrebbe tornare a essere così. Un laboratorio culturale dove le arti si incontrano: io dico sempre la proprietà di un bene non è la cosa più importante. La cosa importante è come viene usato. Se questo teatro diventerà davvero un luogo aperto alla città, alla cultura e alle idee, allora il lavoro di questi anni avrà avuto senso. Perché il Teatro Nazionale non sarà solo stato restaurato. Sarà tornato a vivere”.
“La cosa importante non è la proprietà di un luogo, ma come viene usato: se diventa uno spazio di incontro tra arti, idee e persone, allora torna davvero a vivere.”

PRESSPHOTO Firenze Teatro Nazionale: Marco Casamonti, foto Marco Mori/New Press Photo

Giornalista

