ESTETICHE IMMERSIVE CONTEMPORANEE
LUCE E COLORE L’arte che va oltre lo sguardo
Dalle avanguardie storiche alle installazioni immersive contemporanee, luce e colore diventano strumenti di esperienza sensoriale, emotiva e spirituale. Un viaggio tra arte, design e percezione, capace di influenzare il benessere, il comportamento e il modo in cui abitiamo lo spazio, dal museo alla vita quotidiana.
.
Donatella Zucca
Negli ultimi anni, luce e colore hanno assunto un ruolo sempre più centrale nell’arte contemporanea, trasformandosi da semplici strumenti espressivi in veri e propri dispositivi di esperienza. Elementi capaci di incidere sui sensi, sul corpo, sulla percezione e persino sul benessere psicofisico, dando forma a opere e ambienti che superano la dimensione visiva per coinvolgere lo spettatore in modo totale.
Quando l’arte diventa esperienza. Un esempio emblematico in questa direzione è l’allestimento Touch Her Soul di Elena Brovelli, pioniera dell’arte contemplativa tessile, realizzato a Milano nel 2025 durante la Milano Design Week. Un progetto in cui arte, spiritualità e materia si sono tradotte in un’onda di energia capace di attraversare lo spazio espositivo e catturare i visitatori con la propria vibrazione, invitandoli a un’esperienza di ascolto e introspezione.
Tra le opere che, nel tempo, hanno prodotto effetti sui sensi e spinto lo spettatore ad andare oltre ciò che si vede per esplorarne l’anima, si possono citare quelle dell’inglese Banksy e dell’americano Brian Donnelly, agli albori dell’evoluzione tecnologica. Più avanti, Damien Hirst, tra i contemporanei più autorevoli, l’arte immersiva e psichedelica del giapponese Yayoi Kusama, così come altri protagonisti del presente e di un passato prossimo e remoto.

Getty Museum visitatrice incantata nell’ammirare l’arte sacra, sullo sfondo la magia delle sue luci e colori – Foto Cassia Davis 2022 J.Paul Getty Trust
Luce, benessere e Human Centric Lighting. In questo percorso, luci e colori diventano parte di un design capace di influenzare la salute, l’umore, l’efficienza personale e collettiva: il giallo e l’arancione favoriscono il relax, mentre il bianco, il blu e il verde agiscono sulla concentrazione, giusto per fare qualche esempio. In particolare, la luce blu interviene sull’orologio biologico, influenzando la produzione dell’ormone del sonno, soprattutto in seguito a un’eccessiva esposizione agli schermi del computer. Negli ambienti di lavoro e di studio, luminosità chiare aumentano la concentrazione e migliorano la prontezza mentale.
L’aumento delle aspettative di vita e il minor tempo trascorso all’aperto rendono oggi ancora più urgente la creazione di ambienti sani a misura d’uomo, fondati sul binomio luce-colore. Già oltre vent’anni fa, l’associazione Lighting Europe coniava il termine Human Centric Lighting, definendo un’illuminazione progettata per rispondere non solo alle esigenze visive, ma anche a quelle biologiche ed emotive dell’uomo. Una centralità umana che oggi trova applicazione concreta anche in ambito aziendale, dove una gestione accurata di luce e colore viene adottata per migliorare le performance del personale. “I diversi colori della luce, possono avere una vasta gamma di effetti psicologici sull’umore e il benessere emotivo”, dice Sophie E. di Skapetze, azienda bavarese specializzata in soluzioni illuminotecniche, “la psicologia dei colori dimostra quanto gli stimoli visivi possano influenzare il modo di pensare, i sentimenti e il comportamento”.
La luce come materia artistica: dal chiaroscuro all’Impressionismo. La storia dell’arte offre numerose conferme di questa relazione profonda tra luce, colore ed emozione. Da Rembrandt a Caravaggio, da Monet e gli Impressionisti fino ai tagli di Lucio Fontana, che superano la bidimensionalità della tela, e alle opere dei contemporanei del LED e dell’interazione. Nel Caravaggio il buio disegna la forma, esaltandola attraverso il colore e una luce quasi divina, creando contrasti e dinamiche di forte impatto emotivo. In La Vocazione di San Matteo, luce e colore guidano l’azione e il senso della scena.
Nel 1874, una trentina di giovani pittori francesi, tra cui Eugène Boudin, Edgar Degas, Camille Pissarro e Pierre-Auguste Renoir, espongono 165 opere in uno studio parigino, un mese prima dell’apertura del Salon de Paris, mostra ufficiale dell’Académie des Beaux-Arts. Dal 1860 al 1874 si definiscono “Illuministi”, per l’interesse verso le peculiarità della luce nei loro racconti pittorici della realtà. Una luminosità esaltata da colori puri che rivoluziona il concetto stesso di arte. Pennellate istintive cancellano contorni e neri, restituendo la fugacità dell’essere, come flash capaci di catturare attimi di vita. In questo solco si colloca anche Le Ninfee di Claude Monet, una serie di circa 250 dipinti realizzati tra il 1890 e il 1926, considerata un preludio all’astrattismo per lo studio dell’atmosfera, dei riflessi e della luce.

Opera Eye see you di Olafur Eliasson esposta alla Strozzina – Foto di Christian Uchtmann
Quando la luce diventa spazio e percezione. Negli anni Sessanta, l’americano Dan Flavin apre la strada al minimalismo luminoso con tubi fluorescenti colorati che ridefiniscono lo spazio delle installazioni, la cui percezione cambia in base al movimento dello spettatore. Nello stesso decennio, James Turrell crea ambienti meditativi che danno fisicità alla luce attraverso la percezione. Attivo dagli anni Sessanta fino ai suoi 95 anni, il californiano Robert Irwin è figura chiave del movimento Light and Space della California. Il suo progetto del 1970 per il Museum of Modern Art segna una svolta nell’arte ambientale, basata su esperienze di spazio e luce.
Vincitore di borse di studio Guggenheim e MacArthur, Irwin è anche autore del Central Garden del Getty Center di Los Angeles, un giardino di tredici acri progettato in relazione al tempo, alla manutenzione e alla percezione visiva di piante e fiori. Negli stessi anni, la California diventa una fucina di sperimentazione, come dimostrano anche le ricerche di Mary Corse, artista ottantunenne interessata ai molteplici risvolti della percezione e alla luce come materiale.

Il Central Garden Getty Center Los Angeles disegnato da Robert Irwin. Foto di Cassia Davis 2022J. Paul Getrtry Trust
Dal neon all’arte immersiva contemporanea. Tra i contemporanei, Tracey Emin utilizza luce e colore per trasformare parole scritte a mano in installazioni al neon dal forte impatto emotivo. Bruce Nauman, figura centrale dell’arte concettuale, continua a indagare il linguaggio attraverso neon e testi, con opere presenti nelle collezioni del MoMA di New York. Le illusioni ottiche e percettive di Anish Kapoor, vincitore del Premio Duemila alla Biennale di Venezia del 1990, ampliano ulteriormente il campo. Con grandi sculture multimediali, Grimanesa Amoros esplora il rapporto tra patrimonio culturale, comunità, tecnologia e luce. Accanto a lei, Maja Petrić integra luce, suono, nuove tecnologie e intelligenza artificiale, mentre Christopher Bauder lavora sulla relazione tra coreografia, spazio e percezione.

Olafur Eliasson 2020- Photo Lars Borges
Centrale resta la figura di Olafur Eliasson, artista danese-islandese che interagisce con persone e ambienti attraverso sofisticate correlazioni tra colore e luce. Un esempio significativo è la mostra “Olafur Eliasson: Nel tuo tempo” a Palazzo Strozzi di Firenze, curata da Arturo Galansino e promossa dalla Fondazione Palazzo Strozzi. Un percorso che si sviluppa dal cortile al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, costruito come un dialogo tra opere, architettura e visitatori. Percezione, movimento ed esperienza sono alla base di una ricerca che Eliasson esprime attraverso pittura, fotografia, filmati, installazioni e media digitali. “Durante la sua prima ricognizione fiorentina, nel 2015, l’artista osservava gli elementi architettonici rinascimentali, i capitelli e i portali in pietra serena”, spiega Arturo Galansino nel suo saggio introduttivo alla mostra “Olafur Eliasson: Nel tuo tempo”. “Per la sua importanza storica e i significati che incarna”, continua, “Palazzo Strozzi non può essere un contenitore neutro ma, grazie al lavoro dell’artista e alla partecipazione dei visitatori, diventa portatore di senso e co-creatore della mostra stessa”.

Il Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino che ha curato la mostra di Olafur Eliasson a Palazzo Strozzi- Foto di Gianmarco Rescigno
A questo punto si apre una riflessione sull’arte sacra, storicamente orientata a creare atmosfere capaci di avvicinare al divino attraverso luce e colore. Chiara Modica Donà dalle Rose, presidente e fondatrice della BIAS – Biennale Internazionale di Arte Sacra, afferma: “Bias in inglese significa pregiudizio, un acronimo che mi piace tanto e amo pronunciare all’inglese”, sottolineando come agli artisti venga chiesto di riflettere sulla riconducibilità delle loro opere agli spazi e ai temi proposti, riconoscendo all’arte una vocazione profondamente spirituale. Dall’arte sacra alle installazioni immersive, dai maestri del chiaroscuro ai protagonisti dell’era digitale, luce e colore attraversano la storia dell’arte come strumenti di conoscenza, emozione e trasformazione.

La Contessa Chiara Modica Donà dalle Rose, presidente e fondatrice della BIAS Biennale Internazionale di Arte Sacra – Foto di Michele Stanzone
“Oggi più che mai, in un tempo segnato da accelerazioni tecnologiche e nuove sensibilità percettive, l’arte continua a interrogare lo spettatore, invitandolo a un’esperienza che non si limita allo sguardo, ma coinvolge il corpo, la mente e il tempo vissuto”

Colour spectrum kaleidoscope di Olafur Eliasson – Foto di Sofia Corrales

Donatella Zucca
Giornalista e scenografa



