INTERVISTA
CARLO FUORTES Una missione di eccellenza al Maggio Fiorentino
Impegnato a valorizzare la prestigiosa istituzione culturale, Carlo Fuortes celebra il suo primo anno di sovrintendenza con risultati promettenti e visioni innovative.
“La mia nomina non è stata una scommessa, ma una scelta solida, fondata sulla certezza di poter offrire un contributo all’altezza della straordinaria storia del Maggio. Questa istituzione, tra le più prestigiose ambasciatrici dell’eccellenza culturale italiana nel mondo, merita dedizione assoluta. Sento il mio incarico come una missione possibile e meravigliosa, un’opportunità per onorare e far crescere ulteriormente questo patrimonio di arte e bellezza”. Esiste il fascino della consapevolezza? Con Carlo Fuortes di sicuro si: una vita non esattamente banale. Laureato in Scienze statistiche ed economiche, manager della cultura, che ha svolto studi e consulenze sui temi dell’economia della cultura, riferito alla gestione dei teatri, musei e beni culturali, allo spettacolo dal vivo, alla televisione e cinema. Dunque, un nome, una certezza.
Fuortes, il 23 marzo 2024 ha firmato come Sovrintendente del Maggio Fiorentino. Come vive questo anniversario?
“Formalmente l’atto è del 25 marzo, quindi oggi è una sorta di “comple-maggio”. Sono molto felice di essere a Firenze, e non è una frase di circostanza. Dopo un anno dal mio arrivo, le cose stanno andando meglio di quanto avrei immaginato. Il lavoro è stato ben impostato, anche se i risultati non sono un punto di arrivo: c’è ancora molto da fare”.
Lei viene da Roma: come si trova nella città e all’interno della Fondazione del teatro?
“Mi sono trovato benissimo fin dall’inizio. Avevo ricevuto qualche avvertimento sul teatro, ma ho scoperto un ambiente molto professionale. Tutti i dipendenti della Fondazione lavorano con grande serietà. Firenze è una città accogliente e piacevole, a misura d’uomo, con un centro medievale di straordinario fascino”.
Oggi qual è la situazione economica della Fondazione?
“Dal punto di vista finanziario, ho verificato che la Fondazione era tecnicamente risanata. Ora non ha più debiti, e questo permette di lavorare con maggiore tranquillità. Il punto cruciale è evitare che si creino nuovi deficit. Il bilancio 2024 sarà in utile, e lo stesso prevediamo per il prossimo anno”.
Quali sono i numeri di questi primi mesi del 2024?
“A tre mesi dall’inizio dell’anno, i risultati sono molto positivi: abbiamo raggiunto 2,9 milioni di euro di incassi sugli spettacoli del 2025, con ancora nove mesi davanti a noi. Questo è un segnale incoraggiante. Il teatro è per gli spettatori, e il pubblico continua a rispondere con entusiasmo: sia “Rigoletto” che “Norma” hanno registrato il tutto esaurito”.
Qual è la sua visione per la programmazione artistica?
“L’opera non è un’arte vecchia e ammuffita. Deve parlare anche il linguaggio di oggi, sia musicalmente che visivamente. Per questo abbiamo coinvolto registi come Mario Martone, Wim Wenders, Emma Dante, e artisti come Mimmo Paladino per “Macbeth”. Anche l’uso delle immagini di Gianluigi Toccafondo fa parte di una visione culturale e artistica più ampia, pensata per allargare il pubblico e attrarre anche i più giovani”.
Lei è stato spesso chiamato per risanare situazioni difficili, come al Teatro Petruzzelli, all’Arena di Verona e al Teatro dell’Opera di Roma. Al Maggio Fiorentino qual è stata la sua missione?
“Ho affrontato molte volte situazioni di emergenza. Qui al Maggio si trattava di ricostruire e ripartire da zero. Il commissario Cutaia ha fatto un ottimo lavoro, e io ho potuto concentrarmi con molta attenzione su una fase più propositiva e creativa”.
La scelta del direttore musicale è cruciale per un teatro e al Maggio manca: a che punto siamo?
“Il direttore musicale è una figura fondamentale. Quando sono arrivato, Daniele Gatti era in scadenza e non c’era una valutazione su chi potesse sostituirlo. Sono decisioni che vanno prese con almeno due anni di anticipo. Il direttore del Maggio deve essere un nome di rilievo internazionale. Entro l’anno confidiamo di avere le condizioni per la nomina”.
Qual è la sua opera preferita?
“Amo molto La trilogia di Mozart: Le nozze di Figaro, Così fan tutte, ma forse il mio preferito è “Don Giovanni”.
E il suo primo direttore d’orchestra?
“Da ragazzo da Roma venivo al Maggio a sentire concerti. I miei riferimenti erano Riccardo Muti e Claudio Abbado”.
Ha un film preferito?
“Il neorealismo italiano, su tutti ‘Ladri di biciclette’”.
Come trascorre il tempo libero il sovrintendente del Maggio Fiorentino?
(ride) “Se ne avessi di più, andrei in barca a vela. In passato ho avuto una barca, ora non più, ma me lo coccolo ancora come un sogno per il futuro”.
“Sento il mio incarico come una missione possibile e meravigliosa, un’opportunità per onorare e far crescere ulteriormente questo patrimonio di arte e bellezza”.

Conferenza stampa- Stagione 2025 e 87° Festival del Maggio Musicale Fiorentino – 5 settembre 2025

Giornalista