INTERVISTA
PAOLO CONTICINI “Tootsie è uno spettacolo che sta dalla parte delle donne”
Paolo Conticini racconta il ritorno di Tootsie tra entusiasmo del pubblico e sale gremite. Un musical divertente ma carico di significati, che affronta con intelligenza il tema dell’identità e delle difficoltà delle donne nel lavoro. Un ruolo complesso, affinato nel tempo, che unisce teatro, emozione e consapevolezza.
Paolo Conticini racconta il ritorno di Tootsie tra entusiasmo del pubblico e sale gremite. Un musical divertente ma carico di significati, che affronta con intelligenza il tema dell’identità e delle difficoltà delle donne nel lavoro. Un ruolo complesso, affinato nel tempo, che unisce teatro, emozione e consapevolezza.
Dopo il grande successo delle ultime due stagioni, Tootsie – al posto di Enzo Iacchetti c’è Mauro Casciari – torna a conquistare il pubblico: lo spettacolo è attualmente in scena al Teatro Sistina di Roma e, a grande richiesta, approderà prossimamente a Firenze, al Teatro Verdi. Un trionfo confermato che continua a registrare entusiasmo, applausi e sale gremite, il merito ha un nome e un cognome: Paolo Conticini.
Conticini, dunque torna “Tootsie” dopo il grande successo della scorsa stagione. Che emozione è rimettere mano a questo spettacolo?
“È una sensazione bellissima, soprattutto perché Tootsie è uno spettacolo estremamente divertente ma allo stesso tempo carico di significati profondi. È un musical che sta dalla parte delle donne, a favore delle donne. Non dimentichiamoci che il film di Sydney Pollack è stato uno dei primi a denunciare apertamente le difficoltà delle donne nel mondo del lavoro. Questo dà allo spettacolo una forza che va ben oltre la leggerezza apparente”.

Interpretare un personaggio così lontano da lei quanto è stato stimolante?
“A me piacciono molto i personaggi diversi da me. Fare una donna è stata una sfida enorme: la mia paura più grande era non trovare la giusta misura, scivolare nella caricatura. Invece mi dicono che sono credibile, addirittura bella: è il complimento più grande che potessi ricevere”.
Cosa è cambiato nel suo approccio al personaggio rispetto alla prima volta?
“Con il tempo si affinano le cose. Non è solo una questione di battute: è stare bene dentro il personaggio. Ho studiato molto, anche guardando la messa in scena di Broadway, cercando di costruirmi il personaggio addosso, seguendo con attenzione le indicazioni della regia”.
Ha scoperto nuove sfumature rispetto alle repliche dell’anno scorso?
“Più che scoperte radicali, è stato un lavoro di affinamento: sulle battute, sui gesti, sui tempi. È un lavoro continuo, di precisione”.
Per chi non ha ancora visto “Tootsie”: cosa lo rende davvero speciale?
“Il fatto che non sia solo uno spettacolo leggero. Fa ridere, certo, ma manda messaggi importanti e profondi. Non è una “fregatura”: è intrattenimento intelligente, che lascia qualcosa allo spettatore”.
C’è un momento dello spettacolo che aspetta con più emozione ogni sera?
“Senza dubbio il provino, quando entro per la prima volta vestito da donna. È un momento fortissimo: è come se fossi giudicato, come se mi chiedessi ‘mi accetteranno così oppure no?’. È una paura tutta mia, ma quando sento il calore del pubblico, e il giudizio positivo di mia moglie Giada, capisco che funziona”.

Paolo Conticini con la moglie Giada
Un aneddoto curioso dalle prove di questa tournée?
“Quando lavori su un personaggio così, la sua costruzione è già di per sé un aneddoto continuo. Ogni giorno scopri qualcosa di nuovo”.
Quando ha capito che voleva fare l’attore?
“Ci sono un po’ caduto per caso. Non ho fatto scuole di recitazione, solo alcuni provini, ma lavorando mi sono appassionato sempre di più. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi attori e in grandi produzioni televisive: è lì che ho capito che questo mestiere mi apparteneva”.
Il pubblico la segue con grande affetto. Cosa la colpisce di più di questo calore?
“Più che sorprendermi, mi gratifica. Le persone si divertono, sono affettuose, mi aspettano all’uscita del teatro. È come un bel voto in pagella. Soprattutto il pubblico più adulto mi emoziona: significa che non li hai delusi, che gli hai regalato un paio d’ore di spensieratezza”.
In televisione lei è amatissimo anche come conduttore di Cash or Trash. Cosa ha pensato quando le è stato proposto?
“All’inizio ho pensato: ‘Ma cosa c’entra con me?’. Poi mi sono lasciato incuriosire. Sono diventato un padrone di casa. È un programma educativo, una bella famiglia: non si urla, non si litiga, si imparano cose, si scoprono storie, oggetti del passato che parlano del nostro presente”.
C’è stato un momento in cui si è sentito davvero a suo agio con il martelletto in mano?
“Sì, quando ho capito che potevo essere me stesso, senza forzature”.
L’oggetto che l’ha colpita di più?
“Ce ne sono tanti, ma quelli che mi emozionano di più sono i più improbabili: i giocattoli della mia infanzia. La nostalgia è potentissima”.
E tra i personaggi incontrati in trasmissione?
“Alberta. Una signora elegantissima, simpatica, carinamente pazza. Dava filo da torcere ai mercanti, contestava tutto e il contrario di tutto: memorabile”.
“È un musical che sta dalla parte delle donne, a favore delle donne, e questo gli dà una forza che va ben oltre la leggerezza apparente”


Giornalista



